venerdì 30 settembre 2016

I COLORI DELLE COSE

INTRODUZIONE AL CORSO

Buon pomeriggio cari lettori, ieri sera ho iniziato a seguire un nuovo corso del mio terzo anno accademico al Politecnico di Torino. Devo dire che per me, studente di ingegneria biomedica, questa prima lezione è stata un po' una novità perché non è stata la solita spiegazione con equazioni e algoritmi ma quasi una lezione di vita.
 
Il nome di questo corso è "Storia delle cose: anatomia e antropologia degli oggetti" e il termine "antropologia degli oggetti" è lo studio del rapporto tra l'uomo e l'ambiente circostante (cose).
 
Il nostro docente ci fece notare che nonostante tutto l'uomo è un animale e che l'unica cosa che distingue noi umani dalle altre specie animali è la capacità di saper raccontare/narrare e non la tecnologia. Per far capire meglio a noi studenti questa sua affermazione il docente raccontò di quanto l'uomo di neanderthal fosse più tecnologicamente avanzato dell'uomo sapiens, ma che nonostante questo suo ampio tool kit si sia estinto. L' uomo sapiens al posto di pensare a costruire armi nuove e più efficaci per la caccia preferiva stare seduto comodo intorno al proprio fuoco con altri della sua specie a raccontare storie, e fu proprio il narrare storie che lo portò alla salvezza perché con la narrazione (organizzazione dei propri pensieri) si instaurò un legame con gli altri uomini che li aiutò a formare una comunità.
 
Successivamente il docente fece un'altra affermazione che mi lasciò ancor di più sbalordito: "lo scienziato e nemmeno l'ingegnere possono rappresentare il vero".
Lo scienziato crea modelli ( A è un modello della realtà B quando l'osservatore C ottiene delle risposte interrogando A riguardo B).
L' ingegnere progetta ("progettare" dal latino proicio che tradotto significa "lanciare avanti i dadi"), cioè cerca di creare qualcosa che ancora non è stato realizzato basandosi sulle proprie conoscenze.
Ogni progetto è una scommessa perché può andar bene come può andare male.